Non potevano che nascere qua questi pensieri sparsi, qui dove tutto è iniziato, qui dove sono nata, dove sono cresciuta e qui da dove me ne sono andata, tornata tante volte con la mente e con il corpo. Qui dove avrei dovuto sentire le radici salde nella terra, lo sguardo aperto verso l’orizzonte, qui dove i piedi erano fragili, lo sguardo basso e le mani un pugno chiuso. Qui dove non mi è facile rimanere perché lo spazio è troppo stretto, la rabbia ha braci che scottano, il silenzio è assordante, qui dove mi dispero e perdo in grovigli di antichi e nuovi dissapori, dove il pantano del passato può divenire ciò che impedisce al futuro di essere, di farsi, di compiersi, qui dove il cambiamento sembra un peccato capitale, dove la realizzazione di sé una rinuncia per avverare desideri altrui, qui dove la sopravvivenza è la fuga e non un atto di coraggio, qui dove ero sepolta sotto ceneri di dolore, da qui oggi scorgo la vita nuova, qui dove ho incontrato la morte oggi ceno con la vita, e non poteva che essere che da qui, perché è qui che raccolgo i frammenti mancanti al puzzle della mia vita, é qui dove dovevo scavare per trovare le radici profonde della mia storia, é da questa casa che non ho sentito casa che posso ritornare alla dimora scelta, è in questo luogo di contraddizioni e di urla sorde che raschiando posso trovare la sorgente che disseta, posso perdonarmi e desiderare caparbiamente di amare vita su vita.
Francisca.

Lascia un commento