E si ricomincia a scrivere tra le pieghe della vita in questa città che ti schiaccia e ti accoglie , ti culla e ti abbandona.
Ti guarda, ti nutre, ti depriva, ti inghiotte e ti inumidisce nella sua bellezza e sporcizia , nel suo vuoto e nel suo martellante costante ininterrotto rumore, nella sua luce perenne e nel suo buio che è buio artificiale.
Lingue universali, parole che generano storie tra liquami odorosi e meraviglie annusate , luoghi stranieri che iniziano a divenire familiari, in cui l’inizio è stare non andare .
Città sopra città , palazzi sopra palazzi, gente su gente in un moltiplicarsi perpetuo e perenne di assenze e presenze.
Françisca

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