Il dolore da gridante diviene muto, il vuoto si riempie di ricordi di spiegazioni di attimi non apprezzati.
Vedo i tuoi occhi, sono lucida, vorrei che qualcuno mi portasse via da questo istante, cerco di scappare, di fuggire, di pensare alle mie cose inutili per poi fermarmi.
Non le voglio sentire le urla urlate, sorde, disperate, non voglio vedere il freddo dell’isolamento.
Non ti chiederò perchè.
Ora l’assenza, l’impotenza, l’incredulità, la rabbia, il rispetto, il ripercorrere e trattenere i frammenti della tua presenza, per celebrarti, per credere, per allontanarti.
Entra adesso, entra ora in me, nel mio corpo, nella mia carne con il tuo dolore entra non ti chiederò perchè.
Grido che diviene tremito, pianto libero salvifico.
Françisca
(2003)

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