Penso, ripenso, ripercorro in un momento in cui la grande porta di una grande casa si sta gradualmente chiudendo portando dentro la sua pancia e le sue fondamenta ricordi, storie, vita.
Lì ogni oggetto ha qualcosa da raccontare accompagnato dalla cura di mani forti e inesperte di donne, di uomo.
Cosa rimane di tutto quel ridondare, di tutte quelle urla, di tutta quella vita e non, di tutto quel dolore e di quei momenti di pausa e riposo dalla battaglia.
Di tutti quei giorni, di tutte quelle ore di tutti quegli anni, di tutti quegli istanti persi e ripresi sprecati e succhiati rimangono semi piantati nella terra.
Rimane il volto di una donna che saluta la vita accanto ad una bimba affamata di vita, rimangono mani che finalmente possono teneramente accarezzare il corpo madre.
Rimane il dono in quell’istante prezioso di averti potuto vedere sentire toccare .
Rimangono le mie mani di figlia su di te.
Ora non ti posso vedere toccare sentire parlare annusare, ma tu rimani.
Françisca

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