Il cuore batte,
i polsi tremano,
la gola brucia,
il respiro è inceppato,
la rabbia é lì pronta a tracimare in tutte le sue forme, agita, taciturna, con parole sferzanti che inchiodano, ustionano e avallano distanze ulteriori.
La rabbia è lì pronta a rompere gli argini, a restituire, a non porgere l’altra guancia, a moltiplicare il male ricevuto.
La rabbia indossa parole fredde, taglienti, educate, formali, gelide, la rabbia sottesa e che azzanna, la rabbia intelligente.
La rabbia di pensare di essere nella verità, di criticare, giudicare, guardare le vite degli altri con il binocolo.
La rabbia inespressa ma che determina l’agire, che brucia e non scalda, non alimenta, non diviene motore propulsivo.
Mi sono lavata tante volte nel latte della rabbia, nelle sue scaglie più varie, ma oggi la risposta è immergermi, toccarla, rimanere, silenziare, aspettare e sentire che un’altra strada è percorribile oltre il fumo, che posso anche non bruciarmi, ma ungermi con olio profumato.
Francisca

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